CONTATTAMI AL 371-33.14.918

In ogni sfida ci sono due avversari da battere

L’ultima volta abbiamo parlato di quella spiacevole sensazione che i tennisti chiamano «braccetto»; oggi, con l’aiuto di Timotey Gallwey, capitano dell’ Harvard University Tennis Team, considerato tra i principali fondatori del moderno coaching professionale, cercheremo di capire perché ci capita questo.

Quando giochiamo una partita di tennis ci sono due sfide che dobbiamo vincere: da un lato, ci scontriamo con l’avversario che è aldilà della rete, dall'altro dobbiamo confrontarci con cali di concentrazione, dubbi e le sensazioni di ansia e paura di commettere errori. Tim sostiene che in ogni giocatore esistono due sé. Uno, «io», da le indicazioni; l’altro, «me stesso», mette in pratica l’azione. Per semplicità chiama Se1 «chi parla» e Se2 «chi fa». Quante volte vi è capitato di assistere a scene «comiche» in cui un tennista parla da solo dandosi consigli tecnici o inveisce contro se stesso? Beh, quella è tutta opera di Se1. Immaginate ora come possa sentirsi il povero Se2 di quel giocatore! La chiave per perfezionare il proprio tennis è migliorare la relazione tra Se1 e Se2 e, nei prossimi post vedremo come fare.